(Scritta dopo una maratona solitaria di cinema internazionale...credo fosse novembre 2006, con ancora una forte nostalgia del Mozambico e grata di aver trovato un paio di serate d'Africa a settimana a Roma...quelle poche ore di danza settimanali si sarebbero trasformate nell'essenza dei miei ultimi mesi romani: il 'fraworld'. Grazie farafini & co.!)
Tre giorni in giro per il mondo
in una stanza buia.
Dai ritmi di Istanbul,
ponte tra oriente e occidente,
fino a essere catapultata
tra gli orrori e i soprusi della Palestina.
Passando attraverso le lande desolate e pastorali
ma anche turistiche del sud del Marocco,
il Messico passionale, caliente e segregato,
il Giappone supertecnologico,
composto ed eccessivo allo stesso tempo.
E attraverso i ritmi, ancora,
di un’orchestra multiculturale romana
e le aspettative deluse
di un giovane senegalese in Italia
che mi fa pensare tutto il tempo
agli artisti che mi riportano in Africa
un paio di sere a settimana.
Storie di passioni e sofferenze e sopraffazioni,
episodi di razzismo,
odi e violenza alimentati
da ignoranza, pregiudizi, superficialità, presunzione, chiusura, paura,
e da calcoli politici,
dalla volontà di sottomissione.
Ma anche tanta solidarietà
e voglia di vivere e condividere
e lottare e suonare e ballare!
Sentimenti diversi si affollano dentro di me,
curiosa di sapere, capire, riflettere, confrontarmi,
piena di voglia di continuare a sperare…e danzare…
Tuesday, March 11, 2008
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