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Monday, March 31, 2008

"gli invisibili"

All'Ambra Jovinelli di Roma, Cortellesi, Gioé e Mastandrea hanno letto e recitato
il reportage del direttore di Repubblica Ezio Mauro sulla tragedia di Torino
Il ferro, il fuoco e "gli invisibili"
In scena le morti atroci alla Thyssen
In platea uno dei superstiti segue il suo stesso racconto su quegli uomini
"che non potevano più vedere e si muovevano seguendo la mia voce"

di SILVIA FUMAROLA

ROMA - Buio e silenzio, un silenzio di attesa. Non è uno spettacolo teatrale come gli altri quello che va in scena all'Ambra Jovinelli di Roma, è il racconto di come si muore in fabbrica. Di come il fuoco divora tutto, i corpi e i pensieri, di come Antonio, detto Ragno per il tatuaggio sul gomito, Angelo, Roberto, Rocco, Rosario, Bruno e Giuseppe sono stati inghiottiti dalle fiamme. Il rogo della Thyssen-Krupp, adesso, è davanti agli occhi di tutti, ed è difficile trattenere le lacrime. "Col ferro e col fuoco - Cosa è rimasto dei ragazzi della Thyssen", la lettura del reportage del direttore di Repubblica Ezio Mauro, è dedicata a loro, i sette operai di Torino morti la notte del 5 dicembre, nell'acciaieria dove lavoravano. Gli invisibili.

Una testimonianza civile, di solidarietà (l'incasso è devoluto alle famiglie), il dovere della memoria "perché si dimenticano anche le cose più terribili, perché la vita va avanti" dice Paola Cortellesi, protagonista con Claudio Gioè e Valerio Mastandrea. La telefonata concitata di un operaio al 118, "qui è scoppiato un incendio, ci sono quattro uomini bruciati..." apre la serata. "Bruciati o carbonizzati?" chiede l'operatrice, i minuti d'attesa, l'arrivo dell'ambulanza.

La scena essenziale, sfondo nero, tre fasci di luce a illuminare i leggii. Seduto in platea, con la moglie Maria, c'è Giovanni Pignalosa, testimone di quella notte, che continua a sognare i compagni bruciati, "camminano guidati dalla mia voce". A quattro mesi dalla tragedia è disoccupato ma si è sentito meglio dopo aver parlato al magistrato: "E' importante la sicurezza, io sono operaio, è il mio lavoro. Ci sono amici che si vergognano di dire che fanno gli operai".

Arriva Francesco Rutelli, entra Walter Veltroni: "è un dovere essere qui, la sicurezza sul lavoro è un tema centrale per questo paese". Il sentimento è dolore mescolato alla rabbia; la magistratura farà giustizia, ma resta un'ingiustizia inaccettabile morire così.

Per le famiglie e gli amici dei ragazzi della Thyssen la vita si è fermata quella notte di dicembre e ora, in questo rito collettivo che è il teatro, sembra quasi di conoscerli. Le sigarette preferite, la sciarpa della Juve, la rabbia e le lacrime ai funerali. Le ore trascorse in ospedale accanto al proprio marito pensando al futuro, ai figli, un'agonia senza carezze, senza potergli stringere la mano: il corpo è carbonizzato. L'ultimo bacio sui piedi, l'unica parte integra grazie agli scarponi ignifughi.

E il racconto, lucido, di cosa sia l'inferno in terra: Giovanni Pignalosa, operaio del turno di notte l'inferno l'ha visto da vicino: "Il primo è Rocco Marzo, il capoturno. Non avevo mai visto un uomo così, anzi sì dal medico, dov'è disegnato il corpo umano senza pelle... Non può vedere, ma sente la mia voce che lo chiama: "Avvisa tu mia moglie Giovanni, digli che mi hai visto, che sto in piedi", mentre "Antonio Schiavone è vivo e sta bruciando lì per terra", "Bruno Santino e Giuseppe Demasi sono due fantasmi consumati dal fuoco eppure in piedi.... Non sanno dove andare, sono ciechi". La platea trattiene il fiato, gli attori accompagnano il pubblico nell'inferno della Thyssen. "Dicono gli operai che i sette, alla fine, sono morti perché da tempo sono diventati invisibili" .

Giovanni con la sua testimonianza li ha resi visibili, ancora vivi, perché vivi nella memoria. A Torino è quasi l'alba del 6 dicembre: "Stacchiamo la tensione a tutta la linea, blocchiamo il flusso degli acidi, dell'elettricità. Tutto si ferma alla Thyssen-Krupp, probabilmente per sempre". In teatro le luci si accendono, gli applausi rompono il silenzio, sembrano non finire più.

(29 marzo 2008)
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/spettacoli_e_cultura/serata-thyssen/serata-thyssen-2/serata-thyssen-2.html

...lavoratori (diventati) invisibili...ecco cosa si osserva in giro per il mondo...lavoratori che muoiono giornalmente sul posto di lavoro senza fare nessuno rumore, anche cadono da una vergognosa impalcatura in un campus universitario a mumbai o a delhi, dove TUTTI vedono e sanno che lavoro informale, precario, sfruttato, abusato e' impiegato per costruire ostelli e biblioteche, per ospitare e formare la futura classe dirigente del paese...la stessa che oggi chiude gli occhi sulle condizioni inumane a cui sono condannati quelli che sono le fondamenta di questa economia in crescita
...e la mia domanda, che mi tormenta, e' sempre la stessa: che fare?

PICCOLA ITALIA

(Rubrica di Antonello Caporale, La Repubblica)

Cantine, fabbriche fantasma di automobili, aziende mai aperte
"Report" indaga sullo scandalo della legge 488
Che buon passito, offre lo Stato
E il 60% dei finanziamenti va perduto

Una legge famigerata, la 488, una rete di amici (il politico, l'industriale, il consulente commercialista). Triangolazione perfetta e risultato chiavi in mano: ogni dieci euro che lo Stato italiano stanzia per finanziarie attività produttive, sei euro vengono perduti. Frullati da mani amiche, deviati su conti bancari misteriosi, triangolati e alla fine inghiottiti nel pozzo senza fondo di imprenditori rapaci, banchieri distratti, consulenti collusi. La politica, quando non è partecipe, devia l'occhio altrove. Non sa, e se sa non risponde.

A fondo perduto è il titolo di un severo, raccapricciante reportage che Milena Gabanelli ha esposto su Report, Raitre. Milioni come noccioline, capannoni pagati dallo Stato e arrugginiti, imprenditori calati dal profondo nord e scomparsi. Sembrano storie fantastiche di bravi romanzieri. Vai in Calabria, e non sai cosa ti perdi. Venti miliardi per agevolare un'impresa, l'Isotta Fraschini. Costruire automobili. In quattro anni dal capannone è sbucata solo una macchina di legno. I soldi inghiottiti, quattro ferraglie prototipali adagiate in un capannone vuoto e deserto.

Scendono dalla padania leghista e votata al lavoro, gli imprenditori che si fanno ricchi grazie agli aiuti di Stato. Ventidue milioni di euro per un'azienda che doveva riciclare metallo. E' stato un bresciano a fare richiesta. Il "pacco", come quelli illustrati per gioco in tv da Flavio Insinna, risulta, nella stragrande maggioranza di casi confezionato dalla sapiente dedizione di valenti commercialisti, famigerati consulenti, che inviano a Roma, al ministero dell'Attività produttive, felicissime e concludenti considerazioni: top management all'altezza, mercato in crescita, occupazione garantita. Roma, in effetti, ci crede. E ci casca. Ci ha sempre creduto tanto che i quattro ministri succedutisi (Enrico Letta, Antonio Marzano, Claudio Scajola e Pierluigi Bersani) hanno firmato assegni pari a quasi un miliardo di euro. Di questi, secondo le valutazioni degli inquirenti (Guardia di Finanza e Magistratura) e le stesse idee che se ne è fatta la commissione Antimafia, seicento milioni di euro sono stati bruciati: gestiti da incapaci, o da imprenditori inadempienti o anche, e soprattutto, inghiottiti da un circuito truffaldino perfettamente organizzato, sostanzialmente colluso con la classe dirigente.

Se ne è accorto Bersani che la legge 488 è un colabrodo, un aiuto a chi spreca e non a chi investe. Troppo tardi, si direbbe. E troppo tardi, bisogna aggiungere, il direttore generale del ministero, intervistato da Report, si accorge che le banche, che avrebbero un ruolo di vigilanza attiva nell'erogazione dei fondi, non si comportano sempre da partners leali dello Stato. Le industrie sono di carta ma troppo spesso finanziate con soldi veri.

Danno e beffa corrono sullo stesso binario. Nel capannone vuoto, l'imprenditore (leghista?) esorta l'operaio fantasma: "Non rubare, piuttosto chiedi!" "Il tuo disordine danneggia tutti". La telecamera di Report indugia disperata sui cartelli posti alle pareti di una delle mille truffe di cui è costellato il sud. Calabria, dunque. Crotone e Gioia Tauro. Ma anche Sicilia, anche Trapani. Dove lo Stato elargisce soldi per realizzare cantine, in un mercato già saturo di etichette. E a proposito di etichette: quella della tenuta Chiarelli, titolare la moglie dell'ex governatore Cuffaro, adagiata vicino a una bottiglia di un'altra azienda, naturalmente anch'essa produttrice di vino griffato, dal titolo felicissimo: "Baciamolemani".

E baciamole queste mani. Baciamole e salutiamo il nuovo modello di sviluppo. Tutti all'opera, tutti gran sommelier, fini intenditori. Con i soldi dello Stato. Anche il senatore Calogero Mannino, naturalmente, ne ha approfittato. A Pantelleria la sua famiglia possiede una bella cantina, finanziata (c'è da dirlo?) con i fondi dello Stato.

Ah che buon passito!

Segnala una storia a a.caporale@repubblica.it

(30 marzo 2008)
http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/report-488/report-488.html


Che dire?!...
Ho scelto abbastanza precocemente di studiare economia perche' mi interessava cercare di capire perche' ci fossero tante disuguaglianze al mondo...tra paesi, all'interno dei paesi...ehi! avevo pure 16-17 anni!...
Presto il mio interesse e' stato catturato dal 'sud' del mondo, dai paesi altri rispetto a Europa, USA, etc.

E viaggiare aiuta a rendersi conto che certi meccanismi perversi sembrano riprodursi con gli stessi meccanismi in posti tanto diversi...cosi come la natura si riproduce uguale a se stessa a latitudini diverse...adattandosi...
Queste riflessioni mi spaventano...

Comunque, qualche giorno fa, a tavola a casa della mia amica di Delhi, si parlava anche con i suoi genitori (entrambi docenti universitari, uno di economia) di India e Italia...e loro erano sorpresi di cio' che raccontavo loro, cosi' simile alla situazione indiana, dicevano...Ora, e' anche possibile che la mia enfasi fosse appunto sulle similitudini, ma tutto il punto di questo commento a questo articolo e' che...non so...credo semplicemente che sia una sorta di frustrazione di fronte a una realta' che, in india come in italia come altrove, e' totalmente in balia dei poteri forti, in cui la politica corrotta o incapace ha delle responsabilita enormi e in cui i cittadini sono impotenti o incapaci di incidere...

bo...credo di aver perso il punto che volevo fare...ma ormai posto lo stesso

Friday, February 29, 2008

Ucciso sindaco di Cervino "Legato nell'auto incendiata"

La macchina data alle fiamme, il cadavere semicarbonizzato trovato in campagnaPiscitelli, 52 anni, era infermiere. A capo di una lista di centrosinistra
CASERTA - Giovanni Piscitelli, di 52 anni, sindaco del piccolo comune di Cervino, in provincia di Caserta, è stato ucciso la scorsa notte. Il cadavere dell'uomo semicarbonizzato è stato trovato in una zona di campagna a Durazzano, a qualche chilometro di distanza da Cervino.
Secondo i primi accertamenti, Piscitelli è stato rinchiuso in un'auto e legato. Il veicolo è stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme. L'uomo è riuscito ad aprire uno sportello e ad uscire dall'abitacolo, presumibilmente avvolto dalle fiamme. Il cadavere è stato trovato nei pressi dell'auto. Piscitelli, infermiere all'ospedale di Caserta, era a capo di una lista di centro sinistra. "Era sereno, non sembrava preoccupato di nulla" ha detto a SkyTg24 Cuono Laudando, consigliere comunale di Cervino. Piscitelli era atteso a casa per le 20 di ieri. Trascorse alcune ore, i familiari hanno avvertito i carabinieri del mancato rientro. Le ricerche erano appena cominciate quando al centralino del comando provinciale dei carabinieri di Caserta è giunta la comunicazione di un agricoltore di Durazzano, il quale segnalava un incendio in una zona isolata. I carabinieri si sono così recati sul posto ed hanno scoperto il cadavere.
Piscitelli aveva i piedi legati con del filo di ferro. Il sindaco di Cervino aveva precedenti per abuso d'ufficio. Negli ultimi tempi i suoi rapporti con alcuni dipendenti del Comune si erano fatti tesi ed aveva anche adottato per qualcuno provvedimenti di sospensione.
(29 febbraio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/sindaco-cervino-ucciso/sindaco-cervino-ucciso/sindaco-cervino-ucciso.html

HO POSTATO QUESTO ARTICOLO PERCHE' la questione del lavoro in generale mi interessa e mi tormenta. In Italia in particolare mi irrita terribilmente tutta la questione della non licenziabilita' dietro cui alcuni si nascondono per promuovere la necessita' di un mercato del lavoro flessibile, leggasi: contratti di lavoro del tutto precari. Eppure una legge sul licenziamento giusto dovrebbe esigere...E mi sono sempre detta che si dovrebbe poterla applicare, ad esempio, anche nel pubblico di fronte a palesi casi di disservizio...E poi si leggono queste notizie...Che confermano quello che in molti dicono...: una volta avuto il posto fisso si diventa intoccabili, si puo' fare quel che si vuole...Ma lo stato non dovrebbe in qualche modo provare a metter mano a questa situazione?!...Lo stato...Ma poi, cos'e' lo stato...?!