Chavez ritira l'ambasciatore da Bogotà e schiera i tank al confine
Il presidente Uribe è ormai l'unico leader filoamericano del Sudamerica
di OMERO CIAI
CARACAS - Chavez l'aveva minacciato l'altra notte: una guerra poteva diventare inevitabile, in caso di sconfinamento dell'esercito colombiano in Venezuela. L'uomo forte di Caracas si riferiva a un attacco mirato come quello che, all'alba di sabato, è costato la vita al portavoce e numero due delle Farc Raul Reyes.
Ha così ordinato alle Forze armate di schierare dieci battaglioni di carri armati al confine con la Colombia, ha messo in stato d'allerta l'aviazione, ha richiamato tutto il personale diplomatico venezuelano da Bogotà ed ha chiuso l'ambasciata in una escalation con il paese vicino che, dopo i dispetti e gli insulti reciproci di questi ultimi mesi, comincia a prendere una dimensione sempre più pericolosa.
Il motivo dell'agitazione di Chavez è l'agguato che i soldati delle unità speciali colombiane hanno teso al numero due delle Farc sconfinando in Ecuador, sull'altra sponda del fiume Putumayo, dove Reyes si nascondeva in un accampamento insieme ad una trentina di guerriglieri. Ma la sfida tra i due presidenti, Uribe a Bogotà e Chavez a Caracas, viene da lontano.
Uribe è in America Latina il leader più filoamericano (anzi ormai è l'ultimo) mentre Chavez è il suo esatto contrario, è il nuovo Fidel, il nuovo Davide contro Golia.
I due si disprezzano ed hanno iniziato a litigare quando Chavez ha deciso di occuparsi degli ostaggi sequestrati dalla guerriglia colombiana, le Farc, tra i quali insieme a tre contractor Usa c'è l'ex candidata presidenziale franco-colombiana Ingrid Betancourt.
Grazie ai buoni rapporti con la leadership della guerriglia (Chavez ne apprezza la matrice marxista-leninista e il comune orizzonte bolivariano) il presidente venezuelano ha ottenuto la liberazione di sei ostaggi, tra i quali Clara Rojas, assistente e consigliera della Betancourt e con lei sequestrata sei anni fa.
Il colombiano Uribe teme che l'obiettivo finale dell'interessamento di Chavez sia in realtà la nascita di uno staterello governato dalle Farc e associato al Venezuela nell'area di confine tra i due paesi, la prima cellula "bolivariana" del sub-continente.
Chavez, dopo aver perso il referendum sui poteri assoluti e l'introduzione del socialismo nel mercato, ha un grande bisogno di ricompattare la maggioranza dei suoi fan e la sfida alla Colombia e il nazionalismo possono essere una buona scusa per consolidare il suo potere sulla società e sulle sue recalcitranti Forze armate. (2 marzo 2008)
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/betancourt-mediazioni/chavez-ira/chavez-ira.html
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