Wednesday, March 19, 2008

Il rito della spedizione di un pacco e altri riti

Il rito inizia la sera prima con la visita all’ufficio postale all’orario di chiusura…l’ufficio e’ aperto ma mi dicono che e’ chiuso…io cerco di spiegare che ho almeno bisogno di sapere se hanno una scatola dentro cui possa mettere le cose che devo spedire…continuano a dirmi e indicarmi bruscamente di andare via…finche’ mi spediscono da una donna gentile che mi spiega che devo procurarmi la scatola da sola e di ripassare l’indomani…

Io la scatola in realta’ gia’ l’avevo cercata nei negozietti li attorno ma senza successo…mi avvio fiduciosa nel negozietto da cui compro di solito le ricariche del telefono e qualche altra cosetta…parlo con uno dei signori…che si fa un giretto nel negozio, parla qua e la’ e poi esce…dopo un po’ torna con una scatola per toner della dimensione perfetta! Non posso fare a meno di pensare che mi ha fatto questo favore perche’ in qualche modo mi conosce…

Stamattina mi presento alla posta un po’ prima dell’orario di apertura…e la trovo gia’ aperta!...non c’e’ modo di sapere quail siano gli orari effettivi…Comunque nessuno mi fila nel modo piu’ assoluto fino alle nove passate…quando il sorridente impiegato mi dice che devo far mettere della stoffa intorno al pacco…?!...provo a dirgli che no, la signora ieri mi ha detto che lui me lo avrebbe incartato…non mi ascolta, esce fuori e mi guida fuori da un signore anziano…che prende una sedia e mi dice in inglese di sedermi e aspettare…mi sembra tutto cosi’ surreale…sono in questo mini vicoletto giusto fuori dall’universita’, che ospita anche un chioscetto del te’ super movimentato…le mosche mi rondano intorno…dopo un pezzo torna il signore dell’imballaggio e inizia la fase cluo del rito…: porta una valigetta rigida tipo 24h e non capisco se il colore originario fosse grigio-ora-scrostato o celeste-ora-scrostato tanto i colori sono miscelati…prende posto a un banchetto fatto di cartoni, lo ricopre con un panno, ci poggia sopra la valigetta, la apre…inizia a trafficare con quello che c’e’ dentro piu’ con dei sacchetti e inizia a posizionare cose sotto e sopra il banchetto…ogni tanto mi distraggo perche’ altri riti hanno luogo contemporaneamente intorno a me e catturano la mia attenzione…comunque, a un certo punto dei pezzi di stoffa vengono estratti da un sacchetto, il tipo prende le misure della mia scatola, taglia la stoffa…poi infila un filo di spesso cotone bianco in un ago…e inizia a cucire!...io sono supersorpresanonriescoacredereaimieiocchi…inizio a dirmi che la paghero’ salata…ma quando avrei potuto ancora tirarmi indietro, quando il funzionario mi ha guidato fuori consegnandomi al signore, be’ in quell momento la curiosita’ ha prevalso su tutto, anche sulla diffidenza e l’istinto di non farsi fregare…

In realta’ a un certo punto mi ero anche detta che forse, per assurdo, la cosa potesse essere formale…perche’ c’erano alter persone che approcciavano il signore (ma senza pacchi) e lui aveva anche tipo un cartellina con dei fogli pre-stampati…che gli davano una certa aria di formalita’ seppur era troppo evidente che tutto era troppo accroccato (vedi banchetto di cartone) seppur molto dignitoso…

Intanto gli altri riti, dicevo, nel corto e stretto orizonte in cui poteva vagare la mia vista…:

Il rito ormai abbondantemente sperimentato della discesa e salita dagli autobus…un rito impietoso, che alle origini doveva essere riservato a giovani uomini nel pieno delle loro forze che in questa occasione dovevano misurarsi con l’avanzamento della meccanica e dimostrare di essere migliori della macchina e degli altri uomini…perche’ i bus non si fermano mai abbastanza per permettere a tutti di scendere e salire serenamente…c’e’ sempre quell brivido dell’incerto tra quando il piede lascia il bus e quando tocca il suolo…decisamente il bus ma soprattutto l’autista e ancor di piu’ il bigliettaio - che ha il potere sulla cordicella che suona la campanella che annuncia all’autista che puo’ ripartire – discriminano donne (che sono sempre pochissime), anziani e chiunque non sia in perfetta forma…non ho MAI visto salire o scendere una donna con un figlio in braccio da un autobus. Devono essere rarissime quelle che lo fanno…

Poi il rito del te’…questo gabbiotto sgangherato e rattoppato che sembra in bilico, in equilibrio precario…dentro cui c’e’ questo uomo con un segno giallo sulla fronte, tra le sopracciglia, intento a rimescolare pentole di te’ su fornelletti e a colare latte e a versare te’ ai clienti di passaggio... E un via vai di ragazzetti che partono con bicchieri pieni e tronano con bicchieri vuoti, in continuazione, in mano o dentro vassoi…li riempiono con il te sul gas per meta’ e per l’altra meta’ con te contenuto in delle brocche termiche rosa…ah! Si occupano anche di versare acqua agli avventori. La tirano su da un grosso barile nero di plastica. Quando tirano fuori la brocchetta le loro mani sono bagnate…non oso pensare ai tanti modi in cui quell’acqua possa essere contaminata…

E poi il signore che arriva in bicicletta, quattro grosse borse ai lati. Il solito sorta di cavalletto che tiene la ruota posteriore alzata e quindi la bici in equilibrio. E’ di spalle ma vedo che prende dei biscotti e li spezza, dentro un contenitore…noto che il contenitore e’ lo stesso dei barattoli che contengono altri tipi di biscotti nel chioschetto del te’…deve essere il fornitore di biscotti, mi dico…

Nel frattempo il signore dei pacchi (e che ‘pacchi’!...) ha finito di cucire…ma non finisce qui! Accende una candela e la posiziona sotto il tavolinetto (sempre quello fatto di cartoni!)…mi dico che forse vuole addirittura colare della cera sulle cuciture…ma fa di piu! Scalda della ceralacca rossa e la applica sulle cuciture comprimendola con una sorta di stampino…be’, io sono sempre piu’ allibita!...alla fine, quando mi dice di scrivere l’indirizzo con il pennarello direttamente sulla stoffa bianca cucita intorno alla mia scatola del toner, ormai piu’ niente puo’ stupirmi…: sto spedendo dall’india a una neonata italo-senegalese degli elefantini contenuti in una scatola ricoperta di stoffa a pois rossi…mezz’ora e’ passata mentro io ero spettatrice di uno spettacolo reale…

Mi dice di andare dentro la posta e poi tornare da lui. Intanto dentro c’e’ gente…io sono determinata a far valere le mie ragioni quindi mi avvicino con nonchalance allo sportello. L’impiegato sta servendo un altro cliente. Dopo ne serve ancora un altro e io mi faccio risentire. Poi si degna di prendere la mia scatola, mi dice di scrivere ‘speed mail’ e nel frattempo serve ancora un altro…

Io ne approfitto per scandagliare ancora un po’ l’ufficio postale…la cosa che piu’ mi colpisce sono delle coppette di carta appiccicate al soffitto con dentro, che pendono, delle strisce di carta colorate…e poi un sacco di volume…ed e’ tutto polveroso…e tutti I tubi sono a vista…e si intravede la zona riservata al personale tutta muri scrostati…

Arriva il mio turno e l’impiegato va a pesare il mio pacchetto da un’altra parte…torna, mi stupisce con il prezzo, ma comunque mi da la ricevuta e mi dice che il tre giorni dovrebbe essere a Roma…

Nel frattempo mi ero anche persa in una riflessione sulla maleducazione, presunzione, supponenza, arroganza degli impiegati pubblici…tanto piu’ che in inglese si chiamano ‘civil servants’…servitori…dovrebbero essere li per servire il pubblico, la comunita’…ma dde che, aho?!...

Fuori mi aspetta l’omino dei pacchi. Mi spara una cifra assurda. Provo a contrattare ma improvvisamente il suo inglese e’ peggiorato e per farmi capire cosa intende mi scrive il prezzo. Ma io avevo capito eccome…Mi sento fregata, ovviamente, ma il servizio ormai e’ stato erogato e non resta ache pagare. La tassa del ‘new comer’, del nuovo arrivato, come ho letto da Metha, rasserenata…La contrattazione – come mi ha insegnato la Casamance appena arrivata – va fatta sempre prima!

Ma comunque resta il fatto che la cifra per me e’ comunque davvero irrisoria (anche se io comunque avrei potuto comprarci varie cose/servizi). Ma e’ anche vero che magari per lui potrebbe rappresentare…che so…forse mezzo stipendio giornaliero medio…o forse di piu’…

E sopratutto, sto iniziando a mettere a fuoco (sempre della serie meglio tardi che mai) che per chi si guadagna da vivere nell’informalita’, senza nessuna sicurezza circa il guadagno giornaliero/settimanale/mensile e’ una questione di sopravvivenza riuscire a spillare quanto piu’ possible durante le occasionali transazioni/prestazioni di servizi…

Ovviamente proprio stamattina le batterie della macchina erano scariche…tornerei a spedire un altro pacco solo per fare foto!...

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