Sunday, April 13, 2008

Youness, il "terrorista" col visto del consolato

Se Youness Zarli fosse veramente un terrorista, avremmo rischiato grosso. Fortunatamente, per quanto fino a ora è stato accertato, non sembra esserlo. Lo ha escluso persino la magistratura del suo paese, il Marocco, che davanti a sospetti del genere non va molto per il sottile. Ma Youness Zarli è ormai marchiato indelebilmente dal "decreto Pisanu" e in ogni caso non può rientrare in Italia. Non conta né l'assoluzione, né il fatto che abbia sposato una donna italiana e stia per diventare padre.

Youness Zarli, 27 anni, giunse in Italia, nella provincia di Bergamo, nel 1997, quando era ancora minorenne. Fino a tre anni e mezzo fa ha condotto una vita normale: permesso di soggiorno, nessun problema con la giustizia, il fidanzamento con Jessica, la sua attuale moglie, e anche la soddisfazione di conquistare, con la "Boxe Bergamo" il titolo di campione italiano di light contact. Questo qualche mese prima del 3 dicembre del 2005.

Quel giorno Youness Zarli riceve a casa una visita degli agenti della Digos che lo portano in questura e, dopo quarantotto ore, lo sistemano su un aereo per Casablanca. Il decreto di espulsione gli attribuisce un "consolidato circuito relazionale con elementi di primo piano dell'integralismo islamico".

La frase citata è un frammento di una formula un po' più lunga che, sempre identica, viene utilizzata in casi di questo genere. Il "decreto Pisanu" fu emanato nel 2005 dopo gli attentati di Londra e appartiene alla categoria di quelle norme antiterrorismo che, in nome delle esigenze di sicurezza, sacrificano in tutto o in parte i diritti della persona. L'idea di base è che, davanti a un grave pericolo, alcune garanzie possono anche essere accantonate. Il fondamento della norma è dunque l'efficacia della prevenzione. Se esiste un sospetto, è opportuno intervenire. Nel caso di Youness Zarli, il sospetto - mai menzionato nel provvedimento di espulsione - nasceva dal coinvolgimento di uno dei suoi fratelli in un'inchiesta su attentati compiuti in Marocco dai fondamentalisti islamici.

Alcune settimane fa abbiamo ricordato che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per le espulsioni in paesi che utilizzano verso i detenuti la tortura o trattamenti inumani o degradanti. Youness Zarli quei "trattamenti" li ha subiti. Appena è sceso dall'aereo è stato arrestato dalla polizia marocchina, duramente interrogato per due settimane e quindi trasferito in un carcere speciale. L'assoluzione è arrivata il 29 novembre del 2006, dopo quasi un anno di reclusione, e alla fine di un processo che era stato istruito soprattutto sulla base dei sospetti della nostra polizia.

Una volta tornato in libertà, Youness Zarli, che intanto era stato raggiunto dalla fidanzata Jessica, si è presentato al consolato italiano di Casablanca, si è sposato con la nostra connazionale e ha chiesto e ottenuto un "visto per ricongiungimento familiare". Quindi, assieme alla moglie, è tornato in Italia e si è presentato alla questura di Bergamo per chiedere il permesso di soggiorno.

Mai l'avesse fatto. Il giorno dopo era nuovamente sull'aereo per Casablanca. Infatti, essendo stato espulso, non avrebbe potuto tornare in Italia. Non lo sapeva. Era convinto che l'assoluzione in Marocco avesse annullato gli effetti della decisione italiana. Il fatto è che non lo sapeva nemmeno il nostro consolato che dunque - stando nella logica del decreto Pisanu - ha rilasciato il visto a un presunto terrorista. A quanto pare c'è un problema di coordinamento tra le varie amministrazioni. Il risultato è che la norma antiterrorismo diventa, nello stesso tempo, inefficace e vessatoria.

Non è finita. Perché nel novembre scorso, Youness Zarli, quando ha saputo della gravidanza della moglie, ha deciso di infischiarsene dell'espulsione e di tornare in Italia. E, incredibilmente, ha potuto farlo nel più semplice dei modi: imbarcandosi su un aereo e mostrando alla frontiera il suo passaporto. Non gli era stato ritirato. E inoltre, con tutta probabilità, il suo status non era stato registrato negli archivi del sistema Schengen. La polizia si è accorta del rientro quando Youness Zarli era nuovamente a Bergamo. L'ha fermato ancora una volta e l'ha espulso di nuovo. Perché il sospetto terrorista era, come al solito, a casa con la moglie.
(glialtrinoi@repubblica.it)

(13 aprile 2008)
http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/glialtrinoi/youness-zarli/youness-zarli.html

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